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I Dintorni

Cabras si trova nelle immediate vicinanze del capoluogo di Oristano, a 80 km da Cagliari centro e a circa 100 km da Sassari. Situata lungo la sponda nord-orientale del noto stagno omonimo, Cabras è inserita in un sistema di stagni e lagune che ospita un patrimonio faunistico particolarmente importante per l’ecosistema. Visitare la zona di Cabras è interessante quindi non solo per le vacanze in pieno relax approfittando della vicinanza con le più belle spiagge del Sinis ma anche per il suo valore storico e archeologico oltre che paesaggistico e naturalistico.


Lo stagno di Cabras

Lo stagno di Cabras, circondato dai tipici canneti e da erbe palustri dalle quali viene costruita l’imbarcazione tipica dello stagno: il fassone è uno dei più grandi d’Europa e ospita un avifauna acquatica spettacolare ( tra cui i fenicotteri ) di interesse primario per studiosi e turisti, mentre le sue acque sono ricche di numerose varietà di pesci. A due passi da Cabras abbiamo inoltre l’area protetta della penisola del Sinis e la spettacolare Isola di Maldiventre, zone note per la loro incontaminata bellezza, tipicità paesaggistica e importanza faunistica e etnografica.


La necropoli di Mont’e Prama
Affacciata sulla laguna di Cabras, sorge una collina dove era nascosto qualcosa di grandioso, una necropoli monumentale senza pari, quella di Mont’e Prama. Grazie agli scavi iniziati nel 2014 la collina riporta ogni giorno alla luce nuovi frammenti di memorie antiche così incredibili da riscrivere la storia dell’antico Occidente e da richiamare ogni anno in Sardegna milioni di appassionati e studiosi. Dopo 2800 anni la terra riporta alla luce antichi sacerdoti guerrieri alti più di due metri, lottatori dagli occhi cerchiati, busti da arcieri e parastinchi intagliati per gambe da titani. I Giganti di Mont’e Prama, così sono stati definiti o, Kolossi, come li chiama il loro maggiore studioso, l’archeologo Giovanni Lilliu, sono sculture nuragiche a tutto tondo, spezzate in numerosi frammenti, emerse per la prima volta a metà degli anni 70 per caso, grazie all’aratro di un contadino che riportò alla luce la prima testa. Le statue sono scolpite in pietra arenaria locale e la loro altezza varia tra i 2 e i 2,5 metri, a seconda delle ipotesi, la loro datazione oscilla dall'VIII secolo a.C. al IX o addirittura al X secolo a.C., ipotesi che potrebbe collocarle fra le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia antica, dopo le sculture egizie. Dalle valutazioni più recenti si stima che i frammenti appartengano a ben quarantaquattro statue mentre quelle finora restaurate sono solo venticinque, oltre a tredici modelli di nuraghe, mentre altre tre figure umane e tre modelli di nuraghe che sono stati individuati in frammenti al momento non ancora assemblabili. Una volta completato il restauro i giganti che erano stati custoditi per circa 30 anni al museo archeologico nazionale di Cagliari, sono ora visibili anche al museo civico archeologico di Cabras sito in via Tharros 121. Per info, prezzi e orari del museo : http://www.museocabras.it


San Salvatore
Prima di arrivare alle spiagge più belle del Sinis che distano appena pochi km da Cabras vale la pena soffermarsi a visitare il piccolo villaggio di San Salvatore. Il villaggio è noto oltre che per la popolare festa del Santo omonimo e la corsa degli Scalzi anche per la sua tipicità adattabile a set cinematografico per film in stile western, già utilizzato negli anni 60 proprio per questo ma, ultimo ma non meno importante elemento turistico d’interesse archeologico è sicuramente la chiesetta campestre del 600, all’interno della quale vi è un ipogeo sotterraneo di epoca tardo-romana (III/IV secolo d.C.), già utilizzato in epoca nuragica per il culto delle acque. L’intero villaggio, deserto per tutto l’anno, si ripopola durante la festa di San Salvatore, manifestazione storico-religiosa che richiama ogni anno milioni di turisti e fedeli.


San Giovanni di Sinis e la chiesa più antica della Sardegna
Da San Salvatore prendendo la SP 7 si arriva a San Giovanni di Sinis, dove si trova la chiesa del Santo omonimo che risalendo al VI secolo è probabilmente la più antica della Sardegna. La chiesa paleocristiana, fu costruita durante il periodo bizantino e poi ampliata. Dedicata a San Giovanni Battista la piccola chiesa ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli che ne riportano tracce sia nella pianta che nelle cornici. Recenti scavi hanno portato alla luce un edificio sacro precedente a quello attuale con abside orientata sempre ad Est, con sarcofagi e sepolture che indicano che la precedente chiesa dovesse essere adibita a basilica sepolcrale paleocristiana. Superata la chiesa, sul lato destro della strada si sviluppa la spiaggia di San Giovanni, lunga 4 km, che arriva fino a Capo San Marco, al termine del promontorio dominato dalla torre spagnola. Il lato sinistro della strada si affaccia sulla vasta insenatura del golfo di Oristano, una insenatura protetta, ottima per il riparo delle barche, al punto di prendere il nome di Mare Morto, perché calmo anche quando il mare aperto si presenta agitato. Proprio questa posizione fa comprendere l'importanza che deve aver avuto sin dal tempo dei fenici questa insenatura nella penisola del Sinis, come base per il commercio, portando all'edificazione della città di Tharros e del suo noto porto. Lungo questa strada sono ancora visibili le ultime caratteristiche capanne del Sinis, realizzate dai pescatori con un telaio in legno e il tetto con un'erba palustre tipica del posto, il falasco.


Tharros
La città si trova nella propaggine sud della penisola del Sinis che termina con il promontorio di capo San Marco, fu fondata dai Fenici nell' VIII sec. a. C. nei pressi di un preesistente villaggio nuragico dell'età del bronzo, il villaggio protosardo di Su Muru Mannu. Successivamente, sotto la dominazione cartaginese, venne fortificata e ampliata e conobbe un intenso periodo di floridezza economica. Tharros in epoca punica fu forse la capitale provinciale. Conquistata poi da Roma al termine della prima guerra punica, pochi decenni dopo fu uno degli epicentri della rivolta anti-romana capeggiata da Amsicora. In età imperiale fu rinnovata a livello urbanistico con la costruzione delle terme, dell'acquedotto e la sistemazione della rete viaria con lastricati in basalto, tutt’ora visibili e percorribili a piedi grazie alle visite all’interno del sito. La città ottenne lo status di municipium ma dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente Tharros, governata prima dai Vandali e poi dai Bizantini, vessata dalle incursioni saracene, entrò in una profonda crisi che portò all'abbandono del sito intorno al 1050. Prima del suo abbandono, in periodo giudicale, Tharros fu anche la capitale del giudicato di Arborea, l'area è attualmente un museo all'aria aperta visitabile grazie al pagamento di un biglietto a costi ridotti in cifre variabili a seconda che si scelga la visita guidata o meno. Ciò che è possibile vedere risale soprattutto al periodo della dominazione romana o della prima cristianità. Tra le strutture più interessanti vi sono il tophet, le terme, le fondamenta del tempio e una parte dell'area con case e botteghe artigiane. Nel 2016 l'area archeologica ha fatto registrare 105 738 visitatori.

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